“Cari figli miei: due chiacchiere con i bambini ai tempi del Coronavirus” di Federico Traversa

Cari figli miei, cari bambini tutti.

Mi dispiace tanto e vi chiedo scusa.

Mi dispiace che ancora così piccoli dobbiate vivere tutto questo. Restare a casa tutto il giorno, senza andare a scuola, senza vedere i vostri amichetti, senza correre all’aperto, senza prendere a calci un pallone. E mi dispiace che ad ogni telegiornale dobbiate vedere la faccia preoccupata di mamma e papà quando sentono le notizie.

Vi abbiamo detto che è tutta colpa del Coronavirus, questo piccolo patogeno che sta facendo tanto male alle persone e se ce lo prendiamo sono guai.

Ma la nostra è un’affermazione parziale, vera solo in parte.

Quello che non vi abbiamo detto è che questo maledetto virus l’abbiamo invitato NOI in casa, gli abbiamo apparecchiato NOI la tavola e aperto NOI la porta. Lo abbiamo invocato come fanno quei ragazzini stupidi che giocano alle sedute spiritiche nei film horror, avete presente? Che poi quando arriva il demone scappano impauriti e finiscono per schiattare uno ad uno…

Come? Col nostro comportamento, il nostro scellerato modo di vivere, la nostra presunzione. La stupidità che ci porta a vivere ammassati in insalubri scatole di cemento che chiamiamo case, a mangiare porcherie, ad avvelenare animali, mari, terre. A vivere sempre più lontani da quella natura capace di regalarci la saggezza necessaria per abitare la vita e questo mondo.

Una stupidità che ci porta a sacrificare tutto in nome del profitto, a spendere milioni di euro in caccia militari e allo stesso tempo tagliare medici, strutture sanitarie e letti d’ospedale.

E quando davvero capita, come oggi, di doverci difendere da un nemico vero, si scopre che è talmente piccolo da non poterlo bombardare con i caccia e le bombe.

Ma serve altro. Servono letti, infermieri, macchine per l’ossigeno, dottori. Serve empatia, volontà, buon senso. Qualità che abbiamo dato via in cambio di qualche comodità e l’illusione della sicurezza.

Vi chiedo scusa bimbi miei, non meritavate di vedere certe scene: le urla, la paura, gli happy hour nelle ore della responsabilità, le stazioni prese d’assalto, l’ignoranza.

Ma non tutto il male viene per nuocere. Oggi ho letto un gran bella riflessione della psicologa Francesca Morelli.

Con saggezza la dottoressa sostiene che il cosmo, Dio, la legge naturale, chiamatela come volete, abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi quando vengono stravolte. E allora ecco che in un momento in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, il mondo è costretto a fermarsi. Certo l’economia malata che ci siamo creati crolla ma il livello d’inquinamento è sceso vertiginosamente in questi giorni e l’aria, mascherine a parte, è più respirabile.

Ma non è solo questo, la Morelli ci fa notare anche che in un’epoca dove fascismi, discriminazione e divisioni stanno soffiando il loro veleno in tutto il mondo, arriva un virus che mostra come tutti, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i non voluti, gli appestati.

Oggi che dobbiamo tutti stare a casa e occuparci direttamente noi dei nostri figli – senza delegare ad altri il compito di farlo, senza correre per arricchire qualcun altro nella speranza di arricchire noi stessi – stiamo poi riscoprendo cose che credevamo perdute, a partire dalla lentezza. Una lentezza funzionale alla vita, che ci fa pensare, gustare il panorama (seppur dalla finestra) e riflettere.

Capite figli miei?

A volte l’universo si comporta come un padre severo e ci impartisce delle lezioni molto dolorose, che ci fanno soffrire. Ma da cui si può, anzi si deve, imparare qualcosa.

Mi dispiace la punizione sia arrivata adesso che siete ancora così piccoli, da poco aperti alla vita, ma due cose mi fanno ben sperare. La prima è che voi bambini siete la categoria meno colpita, e mai in maniera letale, come se l’universo sentisse che non siete certo responsabili di tutto questo. Quindi tranquilli, avrete tutto il tempo per ripartire.

La seconda è che questa esperienza vi insegnerà molte cose, di quelle fondamentali, che se le assimili da piccolo non le scordi più da grande.

La più importante? Che nonostante in molti dicano il contrario se si rallenta non succede niente. Se il mondo va più piano non casca. Si respira solo un po’ meglio. Fatelo a pieni polmoni. E da questa lentezza bella, che aiuta a ragionare, costruite un mondo del futuro più giusto.

Non vedo l’ora di vedervi tornare a correre.

La medium, gli aerei vuoti, Maccio Capatonda e il covid-19: Cronache dal mondo del coronavirus di Federico Traversa

In tempi di emergenze, la sostanza degli esseri umani viene fuori in tutta la sua spontaneità. Quando c’é di mezzo la pellaccia le maschere si staccano dai volti, spinte verso terra dall’agitazione, e quello che siamo si svela senza filtri né censure.

Da una decina di giorni ormai, il Coronavirus ha svelato con una virulenta alitata alcune tipologie di persone e schemi di comportamento del nostro amato popolo italiano. 

Ci sono i responsabili, gente che, per dire, segue le direttive del governo ed esce poco di casa, evita i posti affollati, si lava spesso le mani ed ha eliminato i contatti ravvicinati con il prossimo. E se per caso sospetta di essere entrato in contatto col virus si barrica in casa per timore di contagiare qualcuno. I responsabili usano i social con moderazione, condividono solo le interviste dei virologi meno estremisti e nascondono la paura con un certo aplomb.

C’é chi, invece, fa l’esatto opposto e all’urlo di “ma che me ne fotte a me” si trasforma nello straordinario Maccio Capatonda di Italiano Medio. E allora esce, va in mezzo al casino, ti parla a due centimetri dalla faccia, si lava le mani solo quando piove, appoggia le labbra sui tavolini dei bar per misurare la temperatura della plastica e, se deve starnutire, prende la rincorsa, mani dietro la schiena e via. Tanto “che me ne fotte a me” . E se per caso gli tocca la quarantena? “Minchia, tutti a sciare che tanto è solo un’influenza!”.

Ci sono gli anziani terrorizzati che pregano che qualcuno gli faccia la spesa e non usciranno fino a ferragosto, e quelli arzilli e combattivi stile Space Cowboys che invece fanno tutto e anche di più perché, se son sopravvissuti all’asiatica, “a me chi m’ammazza”. 

Ci sono i ragazzini che limonano tutto il giorno e quelli che non limonano più. 

Quelli che “tanto é tutto un complotto ne fan morire ancora un po’ e poi esce il vaccino che già c’é, lo tengono lì per guadagnarci di più”. 

Quelli che “tanto muoiono solo i vecchi e i malati”, e quelli che invece no, “é un virus terribile e ci fotterà tutti”. 

Quelli che pregano e quelli che bestemmiano. Quelli che hanno paura e quelli che ‘m’porta sega’.

I virologi della domenica e i direttori sanitari del lunedì.

Fosse vivo Rino Gaetano riscriverebbe il ritornello della sua hit: “Ma il coronavirus ci rende tutti più blu”

Oggi per la strada ho visto scene surreali, una mescola di atteggiamenti diversi che stridevano come uno che indossa il cappotto con bermuda e infradito. Mi spiego meglio: vado dal medico curante per farmi scrivere le medicine di mia mamma e c’é un cartello con scritto che per via del Covid-19 il dottore riceverà solo su appuntamento. Le scuole intanto sono tutte chiuse, mio figlio il grande non va all’asilo da un bel po’. Camminando becco due con la mascherina sulla faccia, insomma tutti segnali di una severa emergenza. Poi giro in un vicolo ed ecco una ludoteca. Aperta, con bambini che saltano e ballano tutti insieme al chiuso.

Altri dieci metri ed ecco gente ammassata al bancone di un bar, altro che un metro di distanza, nemmeno 20 cm. Per non parlare di un gruppo di rubicondi anziani che, davanti a vino e focaccia, si sfidano in una briscolata all’urlo di “in culo agli dei”

Però la farmacia di fronte chiede ai clienti di entrare massimo due alla volta e ha finito disinfettante per le mani e mascherine.

Leggo poi che molti cantanti stanno continuando a fare i firmacopie dei loro cd nelle varie Feltrinelli o Mondadori che sia.

Ma che cazzo sta succedendo? 

È un film di Fantozzi o una puntata di C.S.I.?

La Peste di Camus o Il Medico della mutua?

Noi italiani siamo incredibili, nel bene o nel male, e lo saremo sempre.

Ma anche nel resto d’Europa non vedo aquile. Ecco, a proposito di voli, su Whats App ricevo un link a un articolo parecchio inquietante: le compagnie aeree stanno consumando migliaia di litri di carburante per far volare aerei vuoti! Il motivo? Nascosto dentro le logiche economiche del nostro pazzo mondo, quelle che ci stanno facendo fracassare contro un muro. Le norme europee in vigore prevedono per le compagnie aeree che operano fuori dal continente di continuare a gestire l’80% delle rotte di volo a loro assegnate, altrimenti devono cederle ad altre, il che vuol dire che non si possono lasciare gli aerei fermi a terra ma vanno fatti volare anche se sono vuoti. Lo so, lo so, piccola Greta, fa più male a me che a te, ma questo è quanto.

Tornato a casa la mazzata finale me la da un amico su facebook che mi spedisce lo screenshot di una pagina del libro di tal Sylvia Browne, professione medium, ma di classe.

Nel suo “End of the Days” (in Italia è uscito col più rassicurante titolo “Profezie”), datato 2008, la Browne scrive: “Entro il 2020 diventerà prassi indossare in pubblico mascherine chirurgiche e guanti di gomma a causa di un’epidemia di una grave malattia simile alla polmonite che attaccherà sia i polmoni sia i canali bronchiali e sarà refrattaria a ogni tipo di cura. Tale patologia sarà particolarmente sconcertante perché dopo aver provocato un inverno di panico assoluto sembrerà scomparire per altri dieci anni, rendendo ancor più difficile comprendere la sua causa e la sua cura”. 

E con la profezia della medium per oggi chiudo le trasmissioni; spero di superare i prossimi due mesi e di rivedervi tutti al mare.

Un bagno a maggio, quest’anno, é doveroso. 

“Coronavirus: viaggio fra bugie, verità e disinfettante per le mani venduto a 99,00” di Federico Traversa

Alla fine il temuto Coronavirus é arrivato massicciamente anche in Italia, con 150 casi accertati, tre decessi e cinque regioni colpite, con la Lombardia a farla da padrone a fronte dei suoi 89 casi. I nostri media hanno salutato questo Covid-19 con strilli degni di una peste seicentesca, maledetta ma anche benedetta, visto che certi ascolti i telegiornali non li fanno mica tutti i giorni. Per non parlare dei quotidiani, che negli editoriali spingono alla prudenza, alla calma, al sacro valore del buonsenso e poi se ne escono con titoli quali “Italia Infetta”, “Prove tecniche di strage”, “Contagi e morte il morbo è tra noi”.

Ma in questa tempesta di notizie, allarmismi, inviti alla prudenza o previsioni di apocalisse, qual’è la verità? Ci sono notizie certe da cui cominciare un’analisi seria? Le informazioni attendibili sono poche, é vero, ma bisogna necessariamente partire da quelle per prendere le misure a questa inattesa emergenza. Rewind quindi.

Tutto comincia dalla città di Wuhan, nel Hubei, un’area della Cina dove dalla fine di dicembre le persone iniziano ad ammalarsi di un nuova malattia della famiglia dei Coronavirus molto simile alla Sars, seppur meno mortale ma più virulenta. Il governo cinese all’inizio prende sottogamba gli avvisi e le preoccupazioni dei medici presenti sul posto e – un po’ per paura di ripercussioni economiche, un po’ per non scalfire il senso di efficienza che vuol mostrare al mondo occidentale – ritarda gli interventi. E quando ci si accorge che il virus è diventato pandemico ormai è troppo tardi, la porta della stalla si chiude ma i cavalli sono già scappati.

Nel mondo globalizzato di oggi, dove in poche ore giri il mondo e in cui la Cina di quel mondo è il principale fornitore, il virus inizia le sue sgradite visite e arriva anche da noi, nonostante le notizie megafonate del governo si vantino del fatto che l’Italia sia il primo paese ad aver chiuso i voli diretti con la Cina. Che è la solita presa in giro nel classico nostro stile perché se io mi trovo in Cina e voglio venire in Italia non mi ferma certo un blocco simile. Mai sentito parlare della parola scalo? Mi togli, faccio per dire, il Roma-Pechino? E io prendo il Pechino-Francoforte e poi il Francoforte-Roma. Problema risolto e probabilmente spendo pure gli stessi soldi.

La cosa strana, semmai, è che in tutti gli altri paesi europei ci sono stati pochi casi, tutti importati, e l’emergenza si è risolta senza focolai. In Germania sono fermi a sedici casi da settimane, in Francia molti meno, in Spagna 2, qualcuno nel nord Europa, fine. Perché da noi siamo a 150, numero in continuo aumento? Cosa abbiamo di diverso dagli altri paesi europei? Si tratta solo di sfortuna o c’è dell’altro? E ancora: quanto è veramente pericoloso questo coronavirus?

Ieri sono andato in farmacia per comprare un ciuccio a mio figlio Leonardo – quella bestiola il suo lo ha rosicchiato fino a distruggerlo – e sentivo il farmacista dire che in tutta la città non si trovavano più mascherine e disinfettante per le mani. Quest’ultimo va via su amazon a 99,00 alla confezione! E io abito a Genova dove, per ora, pare non esserci ancora alcun caso.

È ragionevole tutto questo allarmismo? E a chi giova? Lungi da me fare il complottista, sapete quanto sono distante dall’informazione modello spystory, ma è innegabile che in ogni crisi, di qualsiasi tipo essa sia, seguendo la direzione dei soldi si capiscono molte cose. Quindi nei prossimi mesi suggerisco di tenere d’occhio la borsa.

Divagazioni a parte, torniamo alla domanda che più interessa noi comuni mortali: è ragionevole tutto questo allarmismo?

Anche qui le opinioni divergono. C’è chi dice abbia una mortalità di poco superiore a un’influenza, chi sostiene invece che su vasta scala, cioè diffondendosi a macchia d’olio lungo tutto il globo, potrebbe rivelarsi una seconda spagnola.

A chi credere? Non ci resta che affidarci nuovamente ai freddi numeri che parlano di una mortalità del 2,5% circa in Cina e dello 0,9% nel resto del mondo. Di quel 2,5% circa la metà pare fossero pazienti con cronici problemi di salute. Infine, considerando le tante persone che probabilmente hanno sviluppato il virus in maniera blanda e ne sono guarite senza essere state censite, è ipotizzabile che il dato scenda ancora, presumibilmente fra lo 0,5% e l’1%. Vuol dire che su 100/150 persone che si ammalano, una muore.

Poco? Tanto? Dipende se sei te o un tuo famigliare la persona deceduta.

Parliamo comunque di una percentuale avvicinabile a una gran brutta polmonite, non certo a un’influenza, la cui mortalità è di circa 1 su 2000/2500 casi. Ma non è nemmeno Ebola, che ammazza una persona su 2.

Alla fine il buonsenso, la collaborazione, la buona medicina e un po’ di sano fatalismo dovrebbero bastare a fronteggiare questa emergenza.

Grazie al buonsenso, ad esempio, eviteremo luoghi troppo affollati se non strettamente necessario, rispetteremo le normali norme igieniche, ci laveremo bene le mani e, ricordatelo questo, puliremo pure i nostri amati telefonini. Perché è inutile che immergiate le mani nella candeggina se poi andate a letto con il cellulare e il tablet che avete appoggiato in giro tutto il giorno.

Altra azione di buonsenso è evitare di andare al lavoro se si è ammalati, o mandare i vostri figli a scuola se non stanno bene. Roba elementare ma tant’è…

Se avremo fortuna, complice l’aiuto della primavera e dell’estate, il coronavirus sparirà presto.

In caso contrario affronteremo questa brutta polmonite, consci che la maggior parte delle persone guariscono, sono già oltre 21mila coloro che si sono completamente negativizzati. E se invece saremo tra quella bassa percentuale che non ce la fa, alzeremo le braccia la cielo, pronti a lasciare questo mondo con eleganza, che tanto prima o poi tocca a tutti. Certo, meglio poi…

Ora smettete di toccare ferro e seguitemi in un’ultima riflessione. Non c’entra molto col Coronavirus o forse sì. Ma non sarà che questo mondo che abbiamo costruito c’entri qualcosa? Un mondo opprimente, fatto di inquinamento, stress, alienazione urbana, animali martoriati per confezionare cibo spazzatura, ambienti malsani che portano le percentuali di tumori al massimo storico, il denaro come valore unico e insindacabile a cui piegare tutto e tutti.

Ma non sarà che tutta l’immondizia che mangiamo e respiriamo e tutte le medicine che ingurgitiamo senza averne veramente bisogno hanno reso noi più deboli e i virus più forti? O che magari quelle che noi chiamiamo malattie in realtà sono la cura mandata dalla natura per liberarsi di quel infausto virus chiamato uomo?

Mai come oggi ricordo la profezia di Tiziano Terzani che, in un’intervista pubblicata postuma nel libro “Il pensiero irriducibile”, diceva:

«O noi ci rendiamo conto che è necessario mutare, oppure qualcosa da fuori ci imporrà questa scelta: probabilmente la natura, violentata e saccheggiata, e purtroppo non ascoltata, o qualcos’altro».

Il Coronavirus, con la sua bassa letalità probabilmente è il primo avviso che ci è stato recapitato.

Se non lo recepiamo il prossimo potrebbe essere di ben altro tenore…