Archive for Giugno 2019

In libreria “Italian Rhapsody”

Finalmente in libreria “Italian Rhapsody”, il volume di Antonio Pellegrini che racconta la storia dei Queen dagli esordi, approfondendo lo straordinario rapporto di amore reciproco tra la band e l’Italia…

ESCE IL 3 LUGLIO IL ROMANZO ISPIRATO ALLA STORIA DEGLI INVENTORI DEL MERCATO DELLA CANAPA «LIGHT»

Nota dell’editore

Di Marco Porsia

In questa storia io c’entro la prima volta di spalle, la seconda invece c’entro di faccia. Nel senso che il nome, e soprattutto il marchio Easyjoint passa per le mie orecchie, per le mie mani poco prima del suo lancio sul mercato. All’inizio del 2017 incontro Luca Marola a Genova, parliamo del suo libro “Autofiorenti” che Chinaski si accinge a pubblicare; lo riceviamo nel mio studio in Vico S. Giorgio, dove esercito la professione che è nel mio sangue, dato che sono la terza generazione della mia famiglia ad occuparsi dei diritti proprietà industriale, dalla costituzione, alla tutela passando per la gestione.

Dopo la firma del contratto per il libro, e poco prima che il medesimo venga lanciato nell’ormai storica fiera di Bologna del 2017, ricevo una telefonata di Luca il cui tenore è sostanzialmente: ”Mi ricordo male oppure tu ti occupi di marchi? Perché avrei bisogno di registrarne uno…” Il marchio Easyjoint viene depositato con la mia assistenza nel maggio del 2017, e insieme al marchio mi viene esposta la filosofia che sta dietro a questo progetto, ai suoi prodotti. Scopro il talento politico di Luca Marola, che fino ad allora avevo considerato soprattutto un bravo imprenditore con una spiccata vocazione antiproibizionista; invece era vero soprattutto il contrario. Era l’antiproibizionismo di Luca a rendere più aguzza la sua capacità di sviluppare i progetti di impresa, perché in questa situazione sociale niente avrebbe potuto fare più notizia di una possibilità economica concreta per questo paese esausto ma anche a corto di idee. E trasformare un vuoto normativo in una enorme opportunità di profitto è stato, e resta a tutt’oggi, uno dei gesti politici più significativi in questo paese negli ultimi vent’anni.

Anni che hanno visto l’Italia piegarsi e avvolgersi su se stessa più volte, che l’hanno vista sprofondare nel gorgo senza fine di un sistema finanziario e non politico, l’Eurozona, che per troppo tempo è stato confuso con l’Unione Europea, e che invece ne costituisce un’emanazione spuria e in larga parte venefica. Devo chiarirmi a questo punto su di una definizione, ossia cosa è “politico” e cosa non lo è, almeno a mio avviso; politico è ciò che affronta i problemi e trova le possibili soluzioni nel contesto sociale detto “polis” che è la città nel senso originario del termine, e diventa la comunità, anche internazionale, quando l’ambito di influenza delle decisioni si fa più grande. Politico è ciò che, in nome di un certo tipo di valori, offre spunti di riflessione al di là dell’ideologia. Ideologia è immaginare il mondo come potrebbe essere, mentre politica è far funzionare al meglio il mondo come è, cercando di spostare gli squilibri più evidenti e utilizzando le dinamiche conflittuali per creare energia, e non per disperderla. Da tanto tempo non dispongo più di un’ideologia in senso stretto, ma questo ha fatto sì che il mio approccio alla politica sia diventato drammaticamente più semplice; non ho più bisogno di valutare al netto dei miei dogmi le proposte di un partito piuttosto che un altro. Cerco soprattutto buon senso e raramente, v’è da dire, lo trovo in qualche programma “politico”.

Il progetto di Easyjoint nasce da una considerazione di ordine storico, ossia la sempre più evidente sconfitta delle politiche repressive nei confronti dei consumatori di droghe, e dalla cogente necessità di una via di sfogo per le tante energie dormienti in questo bislacco paese. Messe assieme queste constatazioni, e attraverso l’interpretazione attenta e arguta di un evidente vuoto legislativo, il prodotto che è esploso sul mercato è qualcosa che non è affatto droga, per quanto voglia affermare il contrario chi usa a proprio arbitrio le enunciazioni dal sapore di vaticinio delle Sezioni Riunite della Cassazione, ma illustra in modo esemplare che cosa potrebbe essere il mercato regolamentato di questa strana pianta, da troppo tempo messa all’indice con argomentazioni di fatto assai risibili.

Per questo motivo considero gioiosamente eversivo il progetto Easyjoint, di quel tipo di eversione positiva, non violenta ma neppure piagnona, che apre percorsi virtuosi in un contesto decisamente difficile, e obbliga alla riflessione anche l’avversario più cieco. Per questo motivo, dopo essere entrato di spalle in questa storia, con il mio contributo professionale alla registrazione del marchio, ho deciso insieme ai miei soci di Chinaski, di entrarci anche di faccia.

Siamo una delle prime case editrici italiane ad essersi accorta di come le cose stavano evolvendo, in tema di canapa, e sei anni fa presentammo a Fermo, in una delle prime fiere del settore di risonanza internazionale, il libro di Fabrizio Dentini “Canapa Medica”. Cos’è cambiato da allora? Se dovessi fare una valutazione globale, l’attenzione generale su quei temi è decisamente più viva, anche se i fraintendimenti, la cattiva informazione, sono ancora lì a farla da padroni sull’argomento. Eppure c’è un mondo sempre più ampio, sempre più variegato, che è disposto a farsi la domanda “Canapa? Perché no?”

Quando ho letto per la prima volta il manoscritto di questo romanzo, ho trovato l’espediente letterario qui utilizzato semplicemente appropriato; infatti era più che lecito che a raccontare le vicende – ben radicate nel reale – di una sfida politica e di impresa lanciata in faccia ai fautori della proibizione ad ogni costo, fosse proprio l’oggetto di quella proibizione; la pianta che, per una volta senza peli sulla lingua, ma solo con i dovuti tricomi, si è raccontata e ci ha raccontato, fornendo agli autori la lente interpretativa per una vicenda che da troppo tempo va ben al di là di ciò che siamo abituati a definire “paradosso”.

Non è infatti paradossale che proprio questa pianta sia oggetto di tante attenzioni e proibizioni, quando centinaia, per non dire migliaia, di altre sostanze, generalmente ben più pericolose sono largamente disponibili al pubblico consumo in quanto “normate”? Non è infatti paradossale che la logica proibizionista sia altra rispetto all’attenzione del bene comune, dato che non ha portato, né è in grado portare, alcun miglioramento nel sistema sociale, e distoglie scientemente lo sguardo da criticità ben più rilevanti a solo scopo, quanto meno apparente, di salvaguardare la tenuta del mercato illegale?

La storia che la Canapa qui ci racconta, grazie alle cure di Tommaso e Rita nel trasferirci l’informazione, è il trailer di un film su un paese più libero, più civile e probabilmente anche più ricco. Ma questo film ha bisogno, più che di attori, registi, produttori e distributori, di un pubblico attento, cosciente, e completamente libero da preconcetti.  Perché le regole nascono dalla ragione, mentre la proibizione è soltanto figlia della paura. E non si può avere paura di una pianta innocente.