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PUBBLICAZIONI
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Attraverso
filmati d'epoca, comizi, incontri e testimonianze di amici
noti e meno noti questo dvd racconta l’intensa vicenda umana
di Don Andrea Gallo, il “prete da marciapiede”.
Sono tante le persone del mondo dello spettacolo che hanno
sostenuto questo progetto ed appaiono nel filmato. Da Roy Paci
a Moni Ovadia, passando per Tonino Carotone, Manu Chao e tanti
altri.
Proprio Manu Chao interpreta, insieme a Tonino Carotone, una
canzone inedita scritta appositamente per questo documentario
su il prete genovese. |
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Un
libro-bibbia per gli amanti del rock, mai tirato tanto a
lucido quanto nei giorni in cui spopolava lui, il madman Mr.
Ozzy Osbourne, la più devastante e devastata figura mai
apparsa nella storia della musica rock. Una cronaca non
convenzionale che ripercorre l’incredibile percorso del
cantante dai sobborghi di Birmingham agli esordi con i Black
Sabbath. |
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Scritta
in collaborazione con la band, questa biografia copre tutti i
ventisei anni della loro incredibile carriera, costellata di
successi, con più di 50 milioni di dischi venduti. |
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LO STAFF EDITORIALE
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DIARI DI UN FOLLE SCRITTORE CHE INTERVISTA LE ROCKSTAR PER LA RADIO
CAPOSSELA CHI?
Si può sostanzialmente dire che per i primi vent’anni della mia vita abbia ascoltato soltanto rock, per di più americano, con la sola eccezione di un paio di dischi reggae di Marley e, da buon genovese, di Fabrizio DeAndrè. Tutti gli altri generi musicali sono stati nient’altro che curiosi misteri su cui preferivo non soffermarmi più di tanto. Prendiamo il buon Vinicio, io fino a cinque anni fa non sapevo né chi fosse, né che musica facesse. Spesso vedevo in città il manifesto dei suoi concerti e supponevo si trattasse di un artista sudamericano da balera che veniva a Genova per soddisfare la numerosa comunità di ecuadoriani. Ricordo, sarà stato il novantasette, mi ero messo con una ballerina originaria di Quito che avevo conosciuto in un locale del centro. Era una tipa pazzesca, con la musica e il sesso nel sangue e volevo stupirla. Avevo visto il manifesto di questo Capossela che doveva suonare in città e, siccome come vi ho già detto pensavo fosse un sudamericano sanguigno e danzereccio, avevo deciso di portarci la mia bella ballerina.
La sera prima del concerto passai giù al ristorante del mio amico Gian con l’idea di affrontare l’ennesimo discorso culturale – esistenziale e bagnarlo con un paio di grappe. Il locale di Gian è un punto di riferimento per me e per tutti i ragazzi della compagnia da sempre. Siamo un gruppo di persone che oscillano attraverso la vita fra lavori di merda, ciucche cattive e altalenanti storie d’amore, ma che in fondo la amano sta benedetta vita e la onorano in ogni sua forma, forse, soprattutto a tavola davanti al cibo e al buon vino. Comunque, parlavo di quella sera con Gian, stavamo sorseggiando questa grappa aromatizzata all’uva e dissertavamo sull’inutilità del servizio militare, visto che io, dopo tutti i rinvii possibili per motivi di studio, all’età di ventidue anni, ero in attesa della chiamata e non è che proprio impazzissi di gioia.
“Non ci pensare Fede, io l’ho fatto a Lecce il militare, all’inizio è stata un po’ dura ma poi mi hanno messo in cucina e mi è passata. Mangiavo, bevevo, tutti mi trattavano bene perché avevano paura che gli pisciassi nel brodo e tutto è filato via tranquillo. Ti dirò, mi son anche divertito.” Mi disse il buon Gian.
“Ho capito, però è comunque una menata e poi sono contro le armi come concetto, Gian, come la mettiamo con l’ideale eh? Con il cazzo di ideale…” non ero in vena di ascoltare gioiose storie di naja quella sera.
“Allora obbietta no?”rispose. Aveva ragione, ma ero talmente pigro in quel periodo che tutto mi sembrava alto e roccioso come una montagna, ero forte nel parlare ma in quanto all’azione pigro come un bradipo. Volevo solo esistere e lasciare agli altri il lato dinamico della questione, lamentandomi senza trovare soluzioni al disagio; che poi è ciò che frega gli ottimi presupposti della rabbia tardo adolescenziale, sennò sai che sballo di rivoluzioni. Cambiai discorso.
“ Comunque non voglio pensarci stasera, Gian, domani mi vedo con quel bocconcino di ecuadoriana di cui ti ho parlato e voglio affogare i miei pensieri malsani fra le sue cosce caffélatte… prima la porto a un concerto, poi cenetta veloce e quindi da me, che ho la casa libera.” sentenziai.
“Chi vai a sentire?” chiese Gian prima di riempire nuovamente i bicchieri.
“Boh, un tipo sudamericano, Capossela mi pare si chiami, non so bene, ma il nome è una garanzia. Quella chica ha la musica e il ritmo latino nel sangue, non è fatta per il rock, ho dovuto deviare.” Risposi.
“Che deficiente che sei, Fede, guarda che Capossela è italiano, non c’entra un cazzo con Toquino e compagnia cantante… ah, ah, ah” rideva come un pazzo mentre mi sentivo sempre più deficiente e soprattutto distante dai lunghi capelli neri della dama mulatta che mi colavano come acqua di cascata sul petto mentre si faceva all’amore.
“Che vuoi dire, Gian? Spiegati un attimo…”. E lui si spiegò.
Il mio amico era un fan di Capossela sin dal suo primo disco, “All’una e trentacinque circa”, l’aveva già visto tre volte in concerto e, probabilmente, ci sarebbe stato anche la sera successiva. Mi spiegò quello che sapeva su Vinicio, su tutte le bizzarre influenze musicali che si potevano trovare nei suoi pezzi, e mi imprestò il cd “Modì”. Quando, dopo la quinta grappa me ne barcollai verso casa ero un po’ confuso su tutto. Il militare, la chica, questo artista dal nome sudamericano che è influenzato più dalla musica baltica che dal mambo, l’apatia che uccide la rivoluzione, eccetera, eccetera, eccetera.
L’indomani non andai al concerto anche se avrei voluto, la ragazza di Quito arrivò e mi disse “no, dai, ma che concerto, guardiamoci un film a casa tua..”. Tombola al caffè nero.
Al militare andai, feci circa dieci giorni e poi mi rimandarono a casa. L’esercito non aveva bisogno di un’altra testa di cazzo come il sottoscritto. In quanto al Caposella, che dire? “Modì” mi piacque, lo ascoltai e riascoltai e quella fu una delle mie prime trasferte in terreni lontani dal rock tradizionale che amavo.
Tuttavia, mi ci volle ancora qualche anno prima che questo artista senza tempo mi conquistasse completamente; che volete farci, a ventidue anni, rincoglionito dai telefilm americani e dal rock al cotone di Guns N’Roses e Motley Crue, il metabolismo rallenta, diventa come una tartaruga, una lumaca, sì beh, qualcosa che striscia, lenta, molto lenta.
* * *
Il secondo contatto che ebbi con Capossela fu tanto più inatteso quanto più diretto e avvenne circa sette anni dopo, precisamente nel maggio del 2004 alla Fiera del Libro di Torino. Non che nei sette anni trascorsi mi fossi dimenticato, ogni tanto qualcosa di suo avevo ascoltato, ma… come dire, senza soffermarmi troppo.
La fiera del libro di Torino si tiene ogni anno in maggio, nella zona Lingotto, vicino alla pinacoteca degli Agnelli. Tutte le case editrici, dalle più grandi tipo sua maestà Mondatori alle più piccole, vedi noi della Chinaski, partecipano in massa allestendo stand dove vengono venduti i rispettivi libri e promosse le più svariate iniziative. In quei cinque frenetici giorni la full immersion, aperta al pubblico previo pagamento di biglietto d’ingresso, ospita personaggi che gravitano in maniera più o meno attiva intorno al mondo della cultura. Si organizzano incontri, dibattiti, presentazioni di titoli importanti e, qualche volta, anche concerti. Detta così sembra una gran figata e, in parte, per chi ama leggere lo è… ma, c’è sempre un ma e presto ve lo racconterò, ma andiamo con ordine.
Nel Maggio del 2004 la Chinaski era una minuscola casa editrice con appena un titolo in catalogo, il mio, ma grazie alla gentilezza della Fratelli Frilli Editori che ci ospitarono nel loro stand, anche noi potemmo presenziare all’avvenimento.
Con me vennero su la responsabile editoriale Francesca D’ancona, la nostra giovane stagista Alessia Caporali, mio fratello Fabrizio e Luca, un mio amico medico fissato con i libri d’archeologia. Quel bastardo del Dottor Porsia, il nostro vero uomo di cultura, se ne andò invece a cantare in Germania con il suo coro gotico e non fu della partita. Partimmo un venerdì mattina, stipati nella golf di Luca, sgranocchiando crackers con la sopressata e bevendo buon vino rosso. Mio fratello si era da poco fidanzato con una tizia di Masone che, prima di partire, lo aveva riempito di cibo e nettare d’uva “ così penserai a me mentre sarai in viaggio” gli disse. Tutti pensammo a lei, mentre sciacquavamo le gengive con il vino.
Alloggiamo in una locanda fuori Torino, a Cavour, un posto incantevole con il giardino interno all’edificio tipo il condominio di Melmose Place. L’unica fregatura fu che al telefono ci avevano assicurato che distava venti-venticinque minuti di macchina dalla Fiera, in realtà c’era un’oretta buona di trotto, attraverso la campagna fino alla city.
Il primo giorno di Fiera ce lo giocammo tranquilli, posati, intimoriti e attenti. Non ci cagò nessuno.
Il secondo giorno, complice una notte allegra, eravamo tutti più spigliati e iniziammo a prendere qualche contatto. Per lo più inculate. Un tizio passò quaranta minuti a spiegarmi che avremmo guadagnato l’ira di Dio se accettavamo di far stampare i libri a lui in Slovenia. Quando mi chiese un acconto di cinquecento euro, promettendomi che in sette giorni mi avrebbe consegnato tremila copie, copertina a colori, centoquarantaquattro pagine, di un libro che avrei dovuto mandargli via e-mail appena fossi rientrato a Genova, pensai di aver scritto coglione sulla fronte.
Sempre in quel secondo giorno riuscimmo a trovare il tempo per girare un po’ per gli stand, rovistando fra i titoli degli editori poco distribuiti per cercare qualche chicca. Non c’era molto d’interessante, sembrava che l’editoria italiana fosse, al sessanta per cento, dominata da due soli argomenti: Berlusconi e i terroristi. Per la serie creiamoci i casini e guadagniamoci sopra. Qualche eccezione c’era, quelli di Stampa Alternativa, ad esempio, presentavano più di un libro interessante; avevano anche da poco riproposto “L’isola della tartaruga” di Gary Snyder, un titolo importante di un premio Pulitzer impegnato nello studio delle bioregioni, nonché ispiratore de ”I vagabondi del Dharma” di Kerouac e poeta di talento, che in Italia non si fila nessuno. Infatti il grosso delle sue opere ero stato costretto a leggerle in lingua.
Carini, soprattutto per i progetti grafici, i titoli della Fandango mentre, per i contenuti, l’impressione e di non voler correre rischi. Biografie già usurate ma importanti: Maradona, Kerouac, Castro, qualche monografia e un pizzico di narrativa, ma collaudata.
Minimum Fax guai chi me la tocca, loro pubblicano le poesie di Bukowski e parecchia narrativa americana interessante, niente da dire, a parte i prezzi, decisamente troppo alti.
Marcos y Marcos l’andai proprio a cercare, sapevano che stavano per vendere i diritti dei titoli su Fante ad Einaudi e volevo comprarli con le loro splendide copertine, molto anni cinquanta. Volevo soffermarmi su tutta la loro produzione con calma, ma venni distratto dall’arrivo del buon A.G. Pinketts, direttamente dall’ ”Isola dei famosi” dove faceva l’opinionista ubriaco. Non lo conoscevo personalmente, ma lo fermai, scambiammo due parole, proprio due perché andava di fretta, e gli regalai il mio libro. Pinketts… che tipo, una sorta di Italian Bukowski un po’ fighetto, che occhieggia al noir per parlare dei cazzi suoi. Non ho letto molto di lui, ma considero comunque “ Il conto dell’ultima cena” uno dei più bei romanzi sul genere.
Dopo la venuta di Pinketts il gruppo si disgregò, Luca e mio fratello andarono alla ricerca dei libri “ sull’archeologia e il mistero”, l’Alessia incontrò una sua amica di Torino e sparì, il sottoscritto rimase con Francesca che si lamentava per il mal di piedi dovuto al troppo camminare e ai tacchi alti.
Tornammo allo stand della Frilli per rifiatare un attimo e, passando vicino alla Fazi, mi sorpresi ad ipotizzare su quanti colpi avesse davvero preso Melissa.
L’Alessia tornò dopo poco e si sedette con noi, chiacchierando su come, alla fine, quella fantomatica fiera stesse deludendo le nostre aspettative d’avidi lettori. Fu in quel momento che lo vedemmo arrivare. Indossava jeans e una giacca scura, il capo coperto da un baschetto e una bottiglia di birra in mano. Ladies and gentleman Vinicio Capossela. Effettivamente la sua venuta aveva un senso, era da poco uscito con Feltrinelli il suo primo romanzo: “Non si muore tutte le mattine”e quella sera avrebbe dovuto tenere un concerto-reading proprio lì alla Fiera. Alessia, che in quel momento appresi essere una sua fan, si alzò di scatto, afferrò una copia del mio romanzo e disse “cazzo, vado a regalarne una copia a Vinicio”, quindi si diresse verso di lui. “Dieci a uno che la manda a cagare” dissi alla Fra.
“Non è detto” rispose e restammo ad osservare la scena.
Infallibile intuito femminile. I due rimasero a parlottare per un po’, sorridenti, quando Vinicio si congedò salutò Alessia con un bacio sulla guancia, allontanandosi con il mio libro in mano.
“Ragazzi è simpaticissimo e ci ha pure invitati al suo concerto, stasera sotto il tendone” fu la prima cosa che disse. “ Era entusiasta del nome della casa editrice, Chinaski, ha detto che un suo amico poeta si fa chiamare così e che gli dirà di inviarci le sue poesie” aggiunse.
“Stasera comunque vuol conoscerci tutti dopo il concerto” concluse. E brava Alessia, bella mossa.
Trascorremmo il resto del pomeriggio a girare per gli stand, elettrizzati dall’incontro con “il nuovo poeta alcolico italiano”. Mi ripromisi di comprare anche il suo libro, appena avessi avuto un momento per leggere. Mi ritornò anche in mente la storia della chica sudamericana e me la risi sotto i baffi che non avevo. Ci scolammo un paio di birre nel piazzale, fumammo un paio di sigarette, ed eravamo pronti per il concerto; poi, giunse inesorabile, LA SFIGA.
Vidi mio fratello discutere al telefonino, vidi mio fratello urlare al telefonino e, infine, vidi mio fratello spegnere il telefonino e bestemmiare. “ Cazzo, le avevo giurato che sarei stato a Genova per cena e quella ha preparato le lasagne” attaccò.
Finsi di non sentirlo ma lui proseguì “no, che poi è una tipa tranquilla, se l’avessi avvisata non ci sarebbero stati problemi, ma così è logico che si incazzi”aggiunse. Mio fratello, sangue del mio sangue, stava pugnalando senza vergogna l’attività che avevo tirato su con il sudore della mia fronte.
“Comunque ragazzi, non c’è problema, se dobbiamo stare stiamo, pazienza, quel che sarà sarà…” mi guardava con gli occhi di un cagnolino bastonato, proprio lui che era allergico alla forfora animale, proprio lui che da piccolo non poteva dormire nei materassai di piuma d’oca perché gli venivano gli attacchi d’asma.
Ero sul punto di mandarlo al Diavolo quando pensai a mia madre, la mia piccola disperata seppur dolce madre. Mio fratello era stato scapolo per tre anni, girovagando come un elfetto del vino di bar in bar, rincasando mai prima delle quattro di mattina, a volte in compagnia di ossute donne nere. La mamma lo sapeva. Quante volte, dopo pranzo, mi prendeva da parte e mi diceva “ Fede, figlio mio, ma che tu sappia tuo fratello ha qualcuna? Sono così preoccupata per lui, quando troverà una brava ragazza?”. E io, con il magone sempre le rispondevo” non lo so mamma, porta pazienza”. Allora mia madre, sul filo della disperazione, mi diceva” sono stufa di stirargli i vestiti, andare da lui tre volte a settimana a sistemargli la casa, lavargli i panni, cambiargli le lenzuola perché Dio solo sa chi ci porta, non ce la faccio più… ha trentasei anni”.
A questo pensai mentre il mio fratello maggiore bastonato come un cane mi osservava scodinzolando speranzoso. Valutai l’ipotesi Caino, poi vidi il viso di mamma e come un Cesare ubriaco di Rubicone dissi”andiamo via”.
Sulla strada del ritorno quel piccolo bastardo mio con sanguigno ebbe anche il coraggio di dirmi” non ce ne stiamo andando via per me, vero? Perché non è proprio il caso”.
“Non lo faccio per te, ma per mamma…” gli risposi.
E lui, candido come l’imene di una vergine “perché anche lei ti aspetta per cena?”.
E quello fu il secondo incontro non incontro con il cantante Vinicio Capossela.
Federico Traversa
federico.traversa@chinaski-edizioni.com
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